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libri letti durante il 2009
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10/27/2009 addio pietra Il primo agosto del 2000, nove anni e più di sette chili fà, la pietra era lì ad aspettarmi. C'era un openspace molto open, con i suoi bravi scomparti a mezza altezza, c'era Piero alla scrivania di fronte, c'era tanta attesa e voglia di fare. E poi c'era la pietra. Chissà chi l'aveva raccolta, chi se l'era messa sulla scrivania. Credo fosse uno di quei piccoli massi usati per abbellire i sentieri della vecchia sede, circondata dal verde, uno di quelli spostati dall'alluvione di Macchiareddu dell'autunno del 1999. Qualcuno l'aveva trovata e adottata. E adesso se ne stava lì, a fissarmi dalla scrivania. Mi aveva fatto subito simpatia, non so bene perchè. Me la sono sempre tirata dietro in tutti gli spostamenti, cambiava scrivania con me: da lì ce ne siamo andati in Ricerca da Orlando, poi via nei nuovi building circondati dall'asfalto. Lei sempre lì a tenere fermi i cavi del mouse e della tastiera. Qualcuno diceva che somigliava a un piccolo civraxiu, qualcuno ironizzava sulla possibilità di utilizzarla come oggetto contundente contro colleghi antipatici. Lei non ci ha mai fatto caso. Se n'è stata lì a godersi il sole del mattino che entrava dalle finestre, le minkiate politiche e non, le ore di scrittura e programmazione, le sfuriate, le riunioni, il cazzeggio, la musica. Ogni volta che la guardo mi rilassa, mi calma. Sarà una proprietà di tutte le pietre? sarà la familiarità di tutti questi anni? Io che cambio e lei che no? Adesso è tempo di cambiare tutto. O molto. Smonto tutto e vado via (fuori dal vaso, fuori di testa...). Però ho deciso: lei resta qui. La lascio libera, la rimetto nel suo habitat. Dopo nove anni di ufficio, ritorna nel giardino che era suo, dalle sue simili, al vento, al sole, alla pioggia, agli uccelli e agli insetti. Basta informatica, basta telefoni, basta computer e aria condizionata. Panta Rei. 10/17/2009 Parole[...] soprattutto quelle che sembrano avere un solo senso, è con loro che bisogna stare più attenti. Al contrario di quanto in genere si crede, senso e significato non sono mai stati la stessa cosa, il significato si percepisce subito, è diretto, letterale, esplicito, chiuso in se stesso, univoco per così dire, mentre il senso non è capace di starsene tranquillo, brulica di significati secondi, terzi e quarti, di direzioni raggianti che si vanno dividendo e suddividendo in rami e ramoscelli, fino a che si perdono di vista, il senso di ogni parola assomiglia a una stella quando si mette a proiettare le maree vive nello spazio, venti cosmici, perturbazioni magnetiche, afflizioni. [José Saramago, Tutti i nomi] 8/3/2009 Margotta and the Main Action E' in gamba Michael Margotta. E' un signore alto, cammina diritto, ha due occhi azzurri chiari, lo sguardo diretto, la parola franca, è un uomo what-u-see-is-what-u-get. Quando ti parla ti guarda dritto in faccia e fa domande semplici, ascolta tutta la risposta e la prende in considerazione, poi eventualmente risponde a sua volta, mettendo bene in chiaro la questione, tagliando tutti i falsi fronzoli che puoi aver messo in mezzo. La partecipazione al seminario è costata pochissimo, in confronto a quanto ricevuto. Margotta ha organizzato 5 giorni di lavoro, con l'accordo di lavorare dalle 10 alle 19, ma l'impegno va ben oltre, già il primo giorno si finisce alle 21 passate. I giorni successivi non si smette prima delle 22:30. L'ultimo giorno il sipario cala a circa l'una di notte. E' un crescendo che interessa tutte le attività nelle quali ci coinvolge. Inizia soprattutto con il movimento, la danza libera su ritmi che battono, ci fa sbattere e sciogliere. Poi ci fa rilassare, e passa agli esercizi specifici sulla sensorialità, che gli stanno particolarmente cari, come ci spiegherà con dovizia di particolari. Nel pomeriggio arriva il momento di compiere gli step che compongono un percorso particolareggiato, pieno di dettagli, ricco di spunti, fertile. Quasi tutti hanno scelto testi da autori importanti, qualcuno ci sta lavorando specificamente in questo periodo, qualcun altro lo ha scelto solo in previsione del seminario. Tra questi ultimi, il sottoscritto, che non sapendo bene dove andare a parare si è preso uno Iago imbroglione e cattivo, che ha già cominciato a tessere la sua tela maligna attorno a Otello, Desdemona e Cassio. E anche Roderigo, poverino, che ci rimette la pelle. A Margotta non importa una beneamata cippa di capire i testi, che peraltro ha quasi tutti ben presenti. Eventualmente chiede alla traduttrice. Ma quello che gli importa veramente è osservare chi fa l'esercizio. Non ha bisogno delle parole per vedere quello che c'è da vedere: osserva i corpi, i movimenti, i ritmi, le emozioni espresse dalle azioni, parole universali che non hanno bisogno di vocabolario. Trova tutto quello che non va, le false impostazioni, i blocchi, le azioni spurie basate solo sulla recitazione di un testo o sulla espressione di un concetto, i momenti di disconnessione. Per tutti ha una parola paziente, decisa, qualche volta dura, ironica, mai offensiva. Chiede, vuol sapere cosa ha fatto sentire in te l'esercizio, se hai scoperto qualcosa di nuovo. Parla piano, Margotta, lento, si prende sempre tutto il tempo per esprimere bene quello che vuole, tranne quando parte con qualche tirata che serve a farci capire che è importante, che è bene che capiamo al più presto, che non ha senso continuare così, con il suo accento newyorkese, mettendo alla prova la memoria e l'abilità di Alessandra, che traduce per noi. Per tutti ha dei suggerimenti e delle correzioni chiare, che ripete volentieri. Ed esprime dei concetti precisi basati su principi per lui inamovibili. Le parole non ti salveranno, recita il commento iniziale agli step. Le parole non ti salveranno, ripete lui. E' inutile che ti aggrappi alle parole, il titanic affonderà lo stesso. E' inutile che ti sforzi di esprimere a parole, se non senti, se non provi dentro quello che vuoi esprimere. Nel giro di 5 giorni ci fa muovere, commuovere, esprimere più liberamente di quando siamo arrivati, scoprire che si può sperimentare in tanti modi interessanti, anzi, che si deve farlo, trovare, trovare, non avere paura di cambiare, smetterla di cullarsi nei concetti, nelle convinzioni, più che altro rilassarsi e mettersi in ascolto di quello che gli esercizi possono richiamare da dentro di noi, come se fossimo in ascolto mentre compiamo l'esercizio, stesi con l'orecchio appoggiato alla parete di noi stessi, stando il più possibile connessi, anche quando quello che richiede l'esercizio può sembrare un gioco che ci fa ridere. Detta tanto, Margotta. Ha tanto da dire sull'azione principale che caratterizza un personaggio, altra espressione del superobiettivo di Stanislavski, che è necessario ricercare se si vuole definire bene quel personaggio. Sull'importanza di capire la struttura dell'intero plot, delle singole scene fino ai singoli bit che compongono una scena. Sul fatto che alla fine ci deve essere una main action che muove quel personaggio, e tutti gli altri obiettivi devono convergere a quello. C'è anche il tempo per tirate motivazionali, nelle quali tirando il discorso al limite (ma neanche tanto) Margotta dice che ce ne dobbiamo fottere allegramente degli scrittori e dobbiamo cercare di aiutare quei poveretti dei registi: gli unici che possono e devono strutturare realmente la scena devono essere gli attori. Lavorando sulle cose veramente importanti, imponendole sulle inevitabili scelte registiche, spesso volte ad ottenere un effetto immediato e palese che possa piacere al pubblico. Il discorso è più serio di quello che sembra, ed ha a che fare col fatto che non bisogna essere burattini nelle mani di nessuno, è poco dignitoso ed oltretutto indica uno scaricamento di responsabilità che non porta a niente di buono. Alla fine siamo tutti stanchissimi, però contenti. Sentiamo di esserci arricchiti. Forse sentiamo anche di voler far fruttare quello che abbiamo ricevuto. Fa impressione vedere la passione che muove Michael Margotta. Ha qualcosa di potente, contemporaneamente di sano, di bello. Buon lavoro, Michael. 7/28/2009 idioti Stoffer non vuole crescere, pensa di avercela con la società borghese, con la gente che ha pregiudizi e che è ipocrita, che non riesce nemmeno ad ammettere di non sopportare gli handicappati, oppure lo ammette chiaramente e allora li chiama fascisti. ma in realtà ha una paura fottuta di crescere, di quello che potrebbe diventare. E di non riuscire ad essere felice. Axel è già cresciuto, già lo ha visto quello che si può diventare, e non gli è piaciuto, rifiuta tutto, non si vorrebbe più compromettere, ma ormai lo è, è diverso, ma ci prova lo stesso, ancora non si arrende, va avanti diviso tra il richiamo della normalità e quello della irresponsabilità. Miguel si vuole solo divertire. Henrik va avanti senza progettare, lui è grande ma forse non è mai cresciuto, forse è bambino ma lo è dentro, ancora, un bambino che ha imparato la lezione e sa come ci si comporta quando si deve fare il grande, ma gli interessa poco, gli piace di più non dover fare quel gioco, è più bello giocare a fare l'idiota, e non riesce a mischiare. Josephine è terribilmente triste e sconvolta e naviga a vista e non sa bene. Jeppe le fa compagnia, nella stessa maniera strana, comune, un pò fuori controllo, fuori fuoco. Nana è felice di poter vivere la propria disinibizione in un gruppo disinibito o che vuol essere tale, è contenta di mostrare il suo corpo perfetto, di scandalizzare i 'normali' che non mostrano il corpo ma che magari vorrebbero, si diverte a stuzzicare, a studiare e analizzare gli altri. Ped è molto razionale, sta bene, registra, scrive, fa la sua bella parte di menomato sulle rotelle, la fa anche bene, è molto calmo, riflessivo, sta bene col gruppo, sta proprio bene. Da cosa stia scappando non è chiaro, però adesso sta bene, vive una bella routine. Katrine vuole assolutamente essere felice, forse lo può essere con Axel? però non vuole scendere a compromessi, vuole essere se stessa, è decisa ad esserlo, fino in fondo, non vuole arrendersi, e non vuole che axel si arrenda, o per lo meno vuol vedere se riesce a non arrendersi. Susanne forse è l'unica veramente felice, guarda tutto con occhi limpidi, si gode il gruppo, il loro agire, si diverte, fa un poco la mamma, un poco la regista, sta vivendo in una maniera che le piace, lentamente, chiaramente, coscientemente. Karen. Karen ... Karen sta soffrendo, sta per affogare, trova un appiglio e si fa trascinare, e galleggia continuando a respirare, respira, sente il dolore ma continua a respirare, è ancora viva, e si guarda intorno, e riesce a vedere il bello in ognuno, è veramente felice di stare con loro e di vedere in ognuno qualcosa di bello, di unico e di grande, e riesce a lasciarsi andare solo dopo tanto, quando capisce che forse le conviene far venire fuori l'idiota che sente? forse deve uccidere i pensieri che la uccidono e lo può fare solo così, ma lentamente, perchè non si fida, e vorrebbe continuare, ma il gruppo si sfalda, il gioco non può durare molto, è un gioco strano, o non è un gioco? e il suo ritorno alla normalità è duro, è difficile, forse ha ragione Anders a schiaffeggiarla? ma lei non può più, se ne va, forse si perderà, diventerà idiota definitivamente? forse. forse. che difficile. che cosa cazzo è la felicità? 4/20/2009 la chiesa col cappello da stregasera. tiepido. tranquillo. spiazzo. palma. scivolo scalinato. entrata. odore di fiori. tappeto rosso. sedie di plastica. fila destra posteriore, fila sinistra posteriore, sezione sinistra anteriore e destra anteriore. cantori. tavolone/altare, fiori e candelabro ad olio. ambone. gente. saluti. lampadario. stella a sei punte dentro stella a sei punte dentro stella a sei punte. fondo, croce a vetri colorati. nucleo rosso. parole. parole. clap-clap-clap clap-clap-clap clap-clap-clap. parole parole parole. clap-clap-clap clap-clap-clap clap-clap-clap. mani tese, sguardo in alto. danze. auguri. saluti. stanco. tappeto. odore di fiori. ancora saluti. sera. nient'altro, per me. 4/11/2009 come sei veramente a livello microscopico, invisibile a occhio nudo, continua incessante il lavorio, miliardi di proteine vengono assemblate dentro ogni cellula, il dna si replica, i mitocondri prendono l'ossigeno e danno energia, vita e morte vanno avanti senza grossi patemi a questo livello. sali un poco, c'è lo stomaco che si gode la prima colazione, i muscoli indolenziti, le microlesioni della corsetta di ieri sera. sali ancora, c'è un salotto, ci si risveglia piano piano, micki ha messo il vestito di carnevale da leoncino, comunica delle parole formando le lettere che le compongono con il corpo, molto fisico micki, e dopo con laura tutti ripassano l'alfabeto muto preso da un libro di geronimo stilton, tu lavi piatti e stoviglie e ascolti Allevi che ti vuole dire come sei veramente, non lo so, Giovanni, non lo so. sali ancora, c'è l'italia, c'è la gente che comincia ad andare in giro, spesa, passeggiata, pioggia, traffico, gente d'abruzzo che piange e tenta di rimettere a posto, ma ci vorrà tempo per spostare, rimuovere, costruire, dimenticare. ancora un poco più su c'è tutto il mondo, miliardi soltanto gli umani, brulicano con cento mille attività, mangiano, dormono, si annoiano, muoiono, hanno un orgasmo, si annoiano, partoriscono, giocano, si annoiano, leggono, lavorano, viaggiano, studiano, si annoiano. sali ancora e c'è tanta aria che si riscalda e si raffredda, quindi si muove, cerca la pressione minore, ed è sempre meno, la temperatura scende poi sale poi riscende, poi c'è buio e di aria non ce n'è più, tante particelle e rottami spaziali e satelliti che girano e segnalano. lontano, sempre più lontano, sempre più buio, sempre più spazio. sempre più freddo. se guardi giù c'è un bellissimo pianeta, con dei colori stupendi, azzurro, verde, del bianco in movimento. c'è vita. è un tranquillo sabato mattina. qualcuno dice pasqua. 4/8/2009 vogliovoglio riuscire a ballare un tango, ballarlo veramente, ballarlo come l'ho visto ballare l'altro sabato, con passione, lei sorrideva mentre si muovevano insieme, gli occhi chiusi, veramente insieme, uno insieme all'altro e tutt'e due insieme alla musica.
voglio fare arrampicata, provare a salire, abbarbicato alla parete, con calma ma con coraggio, divertendomi per la pazzia di salire in alto, col vento addosso, senza pensare a niente se non al contatto del corpo abbracciato alla roccia, agli arti che si stirano, al punto finale da raggiungere e poi da abbandonare. voglio suonare il basso, imparare a suonare le note in modo pulito, seguire il metronomo, provare qualche melodia, sentire quella vibrazione dentro, provare a farlo insieme a qualche chitarra amica. e voglio suonare anche la fisarmonica. voglio terminare quel riassunto schematico delle regole grammaticali inglesi dal libro di cambridge, così chiare, e pubblicarle per tutti. voglio comprare un microscopio che ingrandisca di almeno 250 volte, e voglio osservare i protozoi che nuotano nell'acqua, un filo di lana, un capello, un lembo di pelle, una pianta, un pezzo di carne andato a male, un pezzo di legno, la mia saliva, un pezzo di pane, della muffa. voglio correre regolarmente, quei maledetti minimi 5 chilometri, almeno, almeno 2 volte la settimana, sentire i muscoli che si risvegliano, che ci sono, che sono con me e mi sostengono. voglio fare dei piccoli riassunti da Breve Storia Di (Quasi) Tutto di Bryson, per farli leggere a pietro e agli altri due, anche per averli sempre a disposizione, quelle constatazioni e analogie e similitudini in scala così belle e sorprendenti che ti permettono di riprovare ogni volta quello stupore che non proviamo mai. forse vorrei soltanto svegliarmi, una mattina, di nuovo con la voglia di vivere la giornata. 2/17/2009 Nulla e' in regaloNulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo. Sarò costretta a pagare per me con me stessa, a rendere la vita in cambio della vita. E' così che stanno le cose, il cuore va reso e il fegato va reso e ogni singolo dito. E' troppo tardi per impugnare il contratto. Quanto devo mi sarà tolto con la pelle. Me ne vado per il mondo tra una folla di altri debitori. Su alcuni grava l'obbligo di pagare le ali. Altri dovranno, per amore o per forza, rendere conto delle foglie. Nella colonna Dare ogni tessuto che è in noi. Non un ciglio, non un peduncolo da conservare per sempre. L'inventario è preciso e a quanto pare ci toccherà restare con niente. Non riesco a ricordare dove, quando e perché ho permesso di aprirmi quel conto. Chiamiamo anima la protesta contro di esso. E questa è l'unica cosa che non c'è nell'inventario. [Wislawa Szimborska - Nulla è in regalo]
ma l'anima esiste?! 1/8/2009 fuckyoubackNella zona blogautore di La repubblica una bella analisi sull'ennesimo fallimento di convivenza tra ebrei e arabi (non mi sembra corretto parlare di israeliani e palestinesi, ci sono arabi israeliani e poi israele sta in Palestina, credo).
Analisi interessante che può effettivamente spiegare come quanto sta succedendo, oltre ad essere una catastrofe umanitaria, sarà presto anche un fallimento strategico, cioè a lungo termine, del governo israeliano.
Il link è:
un piccolo estratto, il finale:
che tristezza. 12/29/2008 santostefano 26 dicembre. Santo Stefano. Festività di natale. Come la passo, tradizionalmente? mmmm, no ... escursione. Lucio ha proposto di calarsi nella grotta a mare che c'è vicino alla Sella del Diavolo, la Grotta dei Colombi, una discesa di una cinquantina di metri, un pò di carne alla brace e via. Detto così sembra anche facile. Ci troviamo alle 8:30 a Cala Mosca, vicino al ristorante, siamo in 14, Lucio e Riele, Alessandro, Michela, Gino, Cristina, Giuseppe, Renato, due Daniele, due Andrea e due Massimiliani. Lucio ha scritto che porta lui l'attrezzatura, e siccome son pivello, e siccome sono pigro, e siccome sono tonto ... arrivo dotato solo delle scarpe da trekking. Mi guardano tutti giustamente male, non ho attrezzi nè per discesa nè per risalita. Potrei al massimo accompagnarli fino al posto e poi salutarli. Piano piano mi prestano tutto: Lucio mi dà discensore, rimando e le due longe. Andrea mi presta casco e imbrago. Gino mi lascia un delta di alluminio(!). Per la risalita mi dovrei arrangiare, chiedendo a qualcuno appena salito di mandarmi giù maniglia e Croll. Incosciente. Andiamo con le macchine su allo stabulario, parcheggiamo e ci prepariamo. Poi si parte, a piedi proseguiamo e passiamo davanti a Cala Fighera, più avanti risaliamo la collina e scendiamo dall'altra parte, strapiombo sul mare. C'è una bella guglia, alta circa 60 metri sul mare. Il gruppo si posiziona un poco più giù, a dieci metri dalla cima. Gino comincia ad armare un percorso orizzontale che fa il giro della guglia per portarsi dalla parte del mare. Lucio sale sulla guglia, assicurando una corda durante la salita. Poi, da su, arma due corde da 80 che scendono fino in mare, 3 frazionamenti fino al punto in cui incontra Gino, che ha finito di armare il tratto traverso, quindi un tiro unico di 50 metri giù in acqua. Lucio compie tutta la discesa, scende in acqua e porta le corde all'asciutto nelle rocce all'imbocco della grotta. Si è messo gli stivali apposta. Gino rimane appeso all'ultimo frazionamento per aiutare gli altri che arrivano nel tratto traverso per poi scendere. L'armo dura un paio di ore, verso le 11 e mezza stiamo cominciando a scendere in maniera più o meno regolare. Affronto il traverso, assicuro le longe abbracciato alla guglia, non ci sono molti sostegni per i piedi e sforzo molto le braccia, non sono abituato, quando poi comincio a vedere il mare e le rocce 50 metri più sotto l'adrenalina comincia a farsi sentire. Alla fine arrivo al frazionamento, mi assicuro con la longe, metto la corda nel discensore e nel rimando e faccio la chiave. Okay, questo lo so. Sono pronto. Comincio a scendere, il primo tratto presenta ancora della roccia che si incurva davanti a me, un poco lontana, poi ad un certo punto vicina, quindi scompare del tutto. Sono a picco sul mare. Saranno sui 40 metri. Guardo sotto, le rocce sono piccole, lontane. Le persone sono tremendamente piccole. Mi sto cagando. Durante il corso non mi sono mai sentito così in alto e indifeso. Continuo a scendere cercando di farlo con regolarità, il discensore deve essere un pò consumato, perchè la discesa è un pò più veloce di come è sempre stata, ogni tanto metto la mezza chiave e rifiato. Piano piano arrivo di sotto, fino al punto che l'altezza non mi spaventa più, scendo ancora e quando sono vicino al pelo dell'acqua Massimiliano tira la corda verso di se e mi tira verso l'asciutto. Salgo sulle rocce, scarico il discensore, tolgo la corda e Lucio da il libera con due colpi di fischietto. Avanti un altro, lassù. La grotta ha un grande imbocco, poi si allarga ulteriormente, dentro si sta bene. Aspettiamo che scendano tutti. Qualcuno dice che Daniela non scende, è troppo tardi ed ha un impegno per pranzo. Riesco a chederle per telefono se mi presta gli strumenti per la risalita. Me li porta giù Michela:) Alla fine siamo giù in 13, ma Michela e Andrea non possono restare, si sono goduti la passeggiata e la discesa, adesso tornano su. Stiamo a guardare la loro partenza che, per il fatto che la verticale finisce in mare, è diversa dal solito, un pò più fastidiosa. Poi facciamo due chiacchiere, ci godiamo il sole e la giornata che stamattina è scandalosamente bella, alla faccia delle previsioni meteorologiche. Giuseppe e Andrea cominciano a preparare il fuoco, si tirano fuori pane e formaggio, vino novello e vino dolce, Daniela e Massimiliano hanno carciofi sott'olio e cardi che, se capisco bene, hanno preso dal loro orto. Salsiccia e braciole di maiale finiscono alla brace, Lucio ha fatto la spesa per tutti, poi si divide. Mangiamo allegramente, beviamo e scherziamo. Abbiamo addirittura caldo. Alla fine l'unico caffè che ci possiamo permettere sono i pocket coffee di Alessandro, nessuno ha pensato di portare quello vero. Siamo pieni fin troppo, io per lo meno lo sono, ma non ci fermiamo molto. Verso le 14:30 stiamo cominciando la risalita. Io salgo dopo altri 5 o 6, sistemo gli attrezzi, metto bene uno dei sacchi che ho intenzione di portare su, è la prima volta che ci provo, insisto con Lucio. La partenza è noiosa, bisogna fare attenzione all'acqua: carico per bene il croll ma alla fine non basta, come mollo la roccia il sacco finisce in acqua. Lo tiro su, mi sistemo la pedalina e cerco di caricare ancora gli attrezzi. Ad un certo punto spimgo sulla pedalina ma non succede niente. Spingo, guardo verso gli altri ... la spinta è completamente inefficace. Lucio guarda bene la mia pedalina e mi fa notare che la maniglia è montata male, la pedalina scarica la spinta del mio piede direttamente sul delta. Si avvicina alla roccia sulla quale, per fortuna, riesco a stare, mi aiuta a sganciare gli attrezzi e a rimontarli per bene. Ricarico il croll e riparto. All'inizio è più dura, poi piano piano vado su. Si libera l'altra corda e anche Daniela fa la sua partenza, che non è molto felice, fa un bel pendolo e la sua corda e la mia si attorcigliano tutte. Districhiamo e continuiamo la salita. La trovo un pò faticosa, non sono in forma e non facevo questo esercizio da qualche mese, però è bello. l'altezza mi spaventa giusto un pelino di meno che all'andata. La risalita la facciamo fino in cima alla guglia, tre frazionamenti e tutto. Comincia a fare freddino, il sole sta calando, viene giù anche un pò di pioggierella. Salgo sulla guglia, respiro un poco, poi comincio la discesa per arrivare al punto di partenza. Alla fine sono stanco. Cerco di riposarmi ed osservo gli altri che terminano la salita. Lucio disarma il traverso. Ad alessandro e Cristina toccano i due tiri verticali. Sono circa le 16:45 e Ale è sulla cima della guglia, tira su la corda che gli spetta. Per metterla nel sacco usa un metodo interessante: infila un moschettone nel laccetto del casco, poi fa passare la corda all'interno del moschettone, la fila in questo modo per metterla ordinatamente nel sacco. dall'alto del costone gli facciamo i complimenti. Alla fine, prima noi poi gli altri, lasciamo il mare e la collina, rifacciamo il percorso di questa mattina e raggiungiamo le macchine, vicino allo stabulario. Ormai è buio, metto a posto la roba e preparo gli attrezzi che devo rendere alle varie persona, tolgo le scarpe da trekking e mi rimetto le altre, leggère. Adesso fa decisamente freddo, c'è un venticello fastidioso. Sono circa le 18:00. Ci salutiamo, qualcuno si rivedrà per la fine dell'anno, auguro un buon capodanno a tutti e torno a casa. 12/14/2008 teatro e poesia
[Sebastiano]
citato così, a memoria, come mi è venuto ... Allende, la via al socialismoQuello che segue è il discorso con il quale Salvador Allende, il 2 giugno 1965, dà le dimissioni dalla Massoneria. Come il nonno, era stato due volte Gran Maestro Serenissimo della Loggia Nazionale. La massoneria americana è diversa da quella europea per trasparenza e pubblici impegni sociali. Meno intrighi di qualsiasi Rotary. Ancora oggi il più importante museo del mondo massonico è aperto all'Avana in un palazzo di otto piani che Fidel Castro lascia gestire alla loggia locale.
Il discorso rappresenta un cambiamento importante nella vita di Allende, mostra una presa di posizione ben precisa. Il discorso mi sembra inoltre molto attuale nella descrizione dei problemi sociali e relazionali, nonostante sia stato pronunciato in Cile più di 40 anni fà. I temi che ci toccano sono sempre gli stessi, credo: povertà, sicurezza sul lavoro, accesso alla cultura, protezione dai monopoli che non siano realmente per la società.
La fonte è il libro "Allende - l'altro 11 settembre / 30 anni fa", dai Quaderni dell'America Latina (l'Unità). I corsivi sono miei. Salvador Allende: Perchè non sono più massone
Spero che l'ultimo contatto con la Confraternità sia di qualche utilità. Come massone attivo ho sempre cercato di pensare ad alta voce allo scopo di chiarire i concetti ed evitare i dubbi di chi si avvicina alla massoneria attratto dai suoi principi morali. Dal punto di vista genuinamente teorico, la massoneria è una istituzione perfetta. Ma questo mondo ideale può aiutare l'uomo reale, l'uomo comune che affronta gli imperativi della vita quotidiana? I massoni proclamano uguaglianza, libertà e fraternità come somma sintesi della convinzione collettiva. Possiamo, con onestà intellettuale, immaginare che la composizione delle nostre logge rifletta la società cilena dei nostri giorni? La mia risposta è negativa. Nella massoneria si combinano solo elementi della borghesia o di chi aspira ad essere borghese. E' una constatazione. Possiamo rimanere indifferenti davanti alla mancata rappresentanza della classe operaia? Si tratta forse di un fenomeno accidentale? Non lo è. L'assenza di elementi estranei alla borghesia resta radicale, e la situazione tende ad aggravarsi. Accogliamo nelle logge, in forma continuativa, giovani, studenti ed intellettuali in marcia verso il futuro? Ho l'impressione che risposte siano ancora negative. Possiamo emarginare le aspirazioni di queste folle? No, e per una ragione semplice. La scienza apre nuove prospettive avanzate e continua ad aprirle: siamo in grado di dar vita a sistemi che proteggano ed incentivino l'umanismo. La libertà di oggi non può essere la libertà spirituale e personale di ieri. Ieri la gente privilegiata da censo, sensibilità e cultura si limitava a difendere l'egemonia della propria coscienza mentre le masse languivano ai margini dei propositi eccellenti. A mio parere l'impegno massonico di oggi deve essere una missione aperta ed eccelsa: senza annunci teorici. Ha l'obbligo di coinvolgere i propri affiliati nell'impegno pratico di una uguaglianza e fraternità che portino sollievo ad una società sfinita da troppi poteri, con salari insufficienti, mancanza di case, lavoro che contempla la speculazione implicando pericoli ed infermità. Bisogna che la massoneria si impegni contro le oligarchie, il feudalismo agrario, la concentrazione dei monopoli con regole antiumane e antisociali. E' indispensabile che tutti abbiamo la possibilità di accedere alla cultura. Viviamo in un sistema che integra uomini liberi e di buoni costumi, ma costringe ad alienazione, frustrazione e miserie gran parte della gente. Può la massoneria chiudersi nelle sue logge e non cambiare in questo senso il mondo? In quanto politico militante ho due scelte: adattarmi alla meschinità e tacere, oppure disconoscere il mio impegno in questa massoneria. Non sono il tipo che tace e vi propongo con franchezza il messaggio con il quale comunico ufficialmente le dimissioni. Vorrei che le parole venissero accolte nella giusta dimensione e possano servire come incentivo per legittimare l'inquietudine di tanti fratelli. 10/30/2008 vanitàC'era una volta un giovane principe che credeva in tutte le cose tranne che in tre. Non credeva nelle principesse, non credeva nelle isole, non credeva in Dio. Il re suo padre gli diceva che queste cose non esistevano. Siccome nei domini paterni non vi erano nè principesse nè isole nè alcun segno di Dio, il principe credeva al padre. Ma un bel giorno il principe lasciò il palazzo reale e giunse al paese vicino. Quivi, con sua grande meraviglia, da ogni punto della costa vide delle isole e, su queste isole, strane e inquietanti creature cui non si arrischiò di dare un nome. Stava cercando un battello, quando lungo la spiaggia gli si avvicinò un uomo in abito da sera, di gran gala. "Sono vere isole, quelle?" , chiese il giovane principe. "Certo, sono vere isole", rispose l'uomo in abito da sera. "E quelle strane e inquietanti creature?" "Sono tutte genuine e autentiche principesse" "Ma allora anche Dio deve esistere!", gridò il principe. "Sono io Dio", rispose l'uomo in abito da sera con un inchino. Il giovane principe tornò a casa al più presto. "Eccoti dunque di ritorno", disse il re, suo padre. "Ho visto le isole, ho visto le principesse, ho visto Dio", disse il principe in tono di rimprovero. Il re rimase impassibile. "Non esistono nè vere isole nè vere principesse nè un vero Dio". "Ma è ciò che ho visto" "Dimmi come era vestito Dio?" "Dio era in abito da sera, di gala" "Portava le maniche della giacca rimboccate?" Il principe ricordava che erano rimboccate. Il re rise. "é la divisa del mago. Sei stato ingannato". A queste parole il principe tornò nel paese vicino e si recò alla stessa spiaggia dove s'imbattè di nuovo nell'uomo in abito da sera. "Il re mio padre mi ha detto chi sei", disse il principe indignato. "L'altra volta mi hai ingannato, ma non m'ingannerai ancora. Ora so che quelle non sono vere isole nè vere principesse, perchè tu sei un mago". L'uomo della spiaggia sorrise. "Sei tu che t'inganni, ragazzo mio. Nel regno di tuo padre vi sono molte isole e molte principesse. Ma tu sei sotto l'incantesimo di tuo padre e non puoi vedere." Il principe tornò a casa pensieroso. Quando vide il padre, lo fissò negli occhi. "Padre, è vero che tu non sei un vero re, ma solo un mago?" Il re sorrise e si rimboccò le maniche. "Si, figlio mio, sono solo un mago". "Allora l'uomo della spiaggia era Dio". "L'uomo della spiaggia era un altro mago". "Devo sapere la verità, la verità dietro la magia". "Non vi è alcuna verità, dietro la magia", disse il re. Il principe era in preda alla tristezza. Disse: "Mi ucciderò". Il re, per magia, fece comparire la morte. Dalla porta la morte fece un cenno al principe. Il principe rabbrividì. Ricordò le isole belle ma irreali e le belle irreali principesse. "Va bene", disse "riesco a sopportarlo" "vedi , figlio mio", disse il re "adesso anche tu stai diventando un mago" [John Fowles, Il Mago] 9/30/2008 EmergencyVenerdì 26 Settembre, incontro pubblico di Gino Strada, teatro del Conservatorio, Cagliari.
La serata è tranquilla, il teatro è pieno di gente, anche perchè alla fine la Sicurezza lascia entrare anche quelli che non hanno trovato posto a sedere.
Il primo a parlare è il Dott. Abruzzese, cardiochirurgo di Torino. Il Dott. Abruzzese racconta di come ha aderito alla richiesta di collaborazione di Strada per il progetto di un grande ospedale da costruire e mandare avanti nella capitale del Sudan, Khartoum.
Con l'aiuto di diapositive racconta di come è stato costruito un ospedale che offre un servizio invidiabile dalla maggior parte degli ospedali italiani. Poi assistiamo ad un video nel quale viene mostrato il primo intervento, eseguito su una giovane ragazza, credo Sudanese. Il video è bello e interessante, mostra anche il cuore, palpitante, dentro il petto aperto della giovane. Siamo abituati a bel altro, avvezzi ad ER e Gray's Anatomy.
Viene poi permesso di fare domande libere alle persone presenti. La gente è ansiosa di chiedere, qualcuno più che altro è ansioso di parlare. Le domande però suscitano risposte interessanti, che vengono soprattutto dalla bocca di Gino Strada.
Qualcuno chiede come mai la decisione di interessarsi proprio di Cardiochirurgia, costosa, che interessa forse un bacino di pazienti più ridotto di altri, come oculistica o dermatologia.
Gino Strada ringrazia per la domanda, doverosa, che si sono ovviamente posti, e risponde chiaramente: anzitutto la percentuale di mortalità di dermatologia è probabilmente molto vicina allo zero, Cardiochirurgia è stata scelta anche perchè salva delle vite. Inoltre è una scelta unica, quella di mettere un tale servizio a Khartoum. Non vi sono servizi paragonabili in quella regione. E Strada chiarisce che per regione intende dire il Sudan (grande circa un terzo dell'Europa) ma anche i 7 o 8 stati confinanti, per un territorio pari forse a 3 volte l'estensione dell'Europa.
Una considerazione non secondaria che risulta da quanto appena detto è che in tale modo viene anche dato corpo ad un servizio prettamente sociale, socializzante: abitanti di paesi forse in conflitto con lo stesso Sudan possono usufruire di un servizio importante, recandosi appunto in quello stato.
Una domanda stupida/retorica dà anche modo a Strada di chiarire che la sua idea di Sanità è molto semplice: il Servizio Sanitario deve essere aperto a chiunque, senza discriminazioni di sesso, razza, età, religione oquant'altro. E deve essere gratuito.
Viene chiarito anche qualcos'altro, su cui forse riflettiamo poco: gli interventi di Cardiochirurgia eseguiti in Italia sono decisamente più costosi, anche 5 volte di più, 25.000€ invece di 5.000€ in alcuni casi. Il Dott. Abruzzese spiega che in italia, ad esempio, l'incisione effettuata per arrivare al cuore viene fatta in un punto più decentrato, più piccola, richede perciò strumenti e conoscenze più costose, tempi più lunghi. Dopo sono richiesti anche interventi di chirurgia plastica.
La serata non si dilunga: Gino Strada si alza, prende posto davanti al portatile che permette di mostrare le diapositive alla sala. Aiutandosi con una semplice presentazione PowerPoint parla per una ventina di minuti. Parla calmo, Gino Strada, esprime concetti chiari, giudizi personali, racconta esperienze, senza alterarsi, anche quando quello di cui parla suscita in lui indignazione. Parla soprattutto dell'esperienza di Emergency, "14 anni nelle guerre di oggi", ma nel discorso entrano tante altre cose, la guerra, i motivi della guerra, gli armamenti, l'interesse al profitto e quello che comporta per l'assistenza sanitaria, in Italia e nel mondo.
L'intero incontro dura meno di due ore. Alla fine è difficile non ammirare Strada e la struttura di Emergency, per il servizio che riesce a fornire, per i corpi mutilati che riesce ad aggiustare in qualche modo, per le anime mutilate che riesce a rattoppare. E' ovviamente un sogno, soprattutto per i tanti studenti di medicina, prossimi alla laurea, alla specializzazione, pieni di spirito di servizio. Per me forse è un miraggio, immerso nella borghesissima vita, con responsabilità imprescindibili e attitudini egoistiche radicate.
Ormai è tardi per sognare. Ma un aiuto economico, minimo, costante, credo che te lo darò, Gino. Per continuare a sognare, granello di sabbia in tempeste sabbiose e sole cocente. 9/23/2008 4¿En dónde exactamente tiene su raiz este dolor,
debe dejar de pensar o de sentir? Dónde te duele rápida, digame, qué debe amputár. io forse un lobo temporale. |
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